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Che cos’è e come funziona lo Staking?

29 marzo, 2022
6 min
Che cos’è e come funziona lo Staking?
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    Lo staking è una funzionalità unica delle blockchain e delle criptovalute, in particolare dei protocolli Proof-of-Stake. Ecco che cos’è lo staking e come funziona, sia dal punto di vista tecnico che pratico.

    Che cos’è lo Staking

    Lo staking è quell’attività svolta da validatori o persone che bloccano una certa quantità di monete (stake) in appositi software su blockchain e ricevono delle ricompense perché effettuano la validazione delle transazioni o perché la delegano. 

    Lo staking è specifico delle blockchain che si basano sul meccanismo di consenso Proof-of-Stake.

    A differenza del mining, con il PoS non è richiesto particolare hardware o competenze tecniche approfondite, basta infatti depositare e vincolare una quantità variabile di monete, partecipare alla validazione e attendere di ricevere le ricompense maturate.

    I principali vantaggi del Proof-of-Stake rispetto al Proof-of-Work sono:

    1. Il notevole risparmio energetico 
    2. La velocità e scalabilità delle transazioni
    3. La decentralizzazione, per quanto riguarda l’accessibilità alla validazione

    L’attività di staking è incentivata dalla remunerazione tramite il token nativo della blockchain di riferimento. Lo staking serve alla blockchain perché costituisce parte del meccanismo Proof-of-Stake che ne permette la sicurezza, decentralizzazione e scalabilità. 

    Dall’altra parte, lo staking influisce anche sulla tokenomics della criptovaluta in questione, in quanto prevede che una buona percentuale della fornitura di token venga bloccata in staking per lunghi periodi, influenzandone così la domanda e l’offerta sul mercato. Se la possibilità di fare staking di solito incentiva la domanda sul mercato del token, la sua messa in staking ne ammortizza le vendite.

    Come funziona lo Staking

    Un elemento fondamentale nel funzionamento di una blockchain è il suo meccanismo di consenso ovvero quella modalità attraverso la quale l’intero network processa e valida le transazioni. Questa operazione spetta ai nodi validatori, che vengono scelti in maniera casuale e proporzionale al loro stake. Il procedimento di validazione, in linea generale, si articola in tre fasi principali:

    1. Attestazione – In questa prima fase vengono scelti casualmente i validatori del nuovo blocco della blockchain. Se un validatore non viene scelto dovrà comunque attestare la selezione degli altri validatori e controllare che sia tutto in regola.
    2. Collegamenti incrociati – Una volta che i validatori raggiungono un sufficiente numero di consensi, viene generato il nuovo blocco contenente le nuove transazioni.
    3. Finalità – questo è un termine utilizzato per indicare il momento in cui il nuovo blocco non può più essere modificato, essendo già registrato crittograficamente alla blockchain. Se qualche nodo provasse a cambiare il nuovo blocco generato perderebbe l’intera quantità di monete messe in staking.

    Queste tre fasi sono generalmente presenti in quasi tutti gli algoritmi PoS, tuttavia possono differire in base all’implementazione specifica dell’algoritmo Proof-of-Stake. 

    Requisiti per fare staking come Validator

    Esistono dei requisiti di natura tecnica per mettere in staking le proprie monete, questi sono stati pensati per incrementare la sicurezza della blockchain l’affidabilità e la decentralizzazione. La prima cosa da fare quindi è verificare quali siano questi requisiti e se vengono soddisfatti:

    • Quantità minima monete – Generalmente uno dei requisiti più stringenti riguarda il quantitativo minimo di monete da possedere per avviare un nodo, ma questo può variare nel tempo in base a cambiamenti delle regole del protocollo specifico.
    • Connessione – per aprire un nodo è necessario rimanere connessi costantemente (24 ore su 24) a internet. I nodi per comunicare fra loro e scambiarsi le informazioni necessitano di avere una sincronizzazioni costante, e nel caso in cui si perda la connessione, per tutto il tempo che si è offline non si può essere scelti per la validazione delle transazioni e la generazione di un nuovo blocco.

    Se si decide di diventare validator e fare così staking diretto sulla blockchain, vanno tenuti in considerazione i costi per il mantenimento del nodo, oltre che la quantità di token minima da bloccare per tutta la durata dell’attività.

    Come fare staking

    Come funziona lo staking in pratica, dal punto di vista di un utente qualsiasi? Prima di tutto, è possibile farlo su qualunque criptovaluta la cui blokchain risponde al Proof-of-Stake. In base alle criptovalute che sceglierai di mettere in staking, dovrai considerare i quantitativi minimi o requisiti specifici per poter effettivamente approfittare di questo caso d’uso.

    Come per il trading o la compravendita, è possibile fare staking attraverso piattaforme centralizzate (CeFi) oppure decentralizzate (DeFi), ognuna con diversi pro e contro da valutare in base alle proprie esigenze e competenze:

    • Exchange centralizzati – sono lo strumento più semplice e immediato da utilizzare, sono molto adatti a chi è alle prime armi. Il principale vantaggio, oltre alla semplicità, è che permettono di mettere in staking criptovalute basate su blockchain diverse e in quanto intermediari sono in grado di gestire o evitare i rischi derivanti dallo staking. Di contro, l’incentivo che si ottiene è un po’ più basso rispetto a quello proposto dagli strumenti decentralizzati.
    • Exchange decentralizzati – l’impostazione grafica e l’usabilità in alcuni casi è analoga a quella dei CEX, tuttavia non comprendono il servizio di custodia, quindi è necessario avere un proprio wallet per utilizzarli. Qui generalmente le ricompense sono più alte, ma non sono supportate le valute fiat. Di solito è disponibile per lo staking vero e proprio solo la criptovaluta nativa del protocollo stesso. Infatti le altre modalità di ricompensa spesso offerte dai DEX sono legate a strategie di yield farming quali il liquidity mining, lending e derivati di questi, spesso chiamati impropriamente col termine collettivo di “staking DeFi”. I rischi dello staking su DEX sono di natura tecnica in quanto generalmente non si hanno garanzie per eventuali furti, hack o bug.
    • Staking Service Provider – si tratta di intermediari o aggregatori, centralizzati o decentralizzati, specializzati nel permettere ai propri utenti di fare staking su diverse criptovalute. I più centralizzati tra questi si prendono in carico la parte più complessa e tecnica dello staking, semplificando così le procedure agli utenti non esperti, e prevedono la custodia dei token.

    Le blockchain si stanno sempre più spostando dal mining classico al Proof-of-Stake proprio perché sta aumentando la necessità di avere network scalabili ed efficienti. Per questo è probabile che vedremo sempre più criptovalute disponibili per lo staking, sia nuove che già presenti sul mercato. Allo stesso tempo, le applicazioni e le interfacce utilizzate per lo staking tendono a diventare sempre più intuitive e usabili, promuovendo l’adozione della DeFi a segmenti sempre più grandi di persone.

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