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Chi è veramente Satoshi Nakamoto? Gli indizi e i candidati

1 settembre, 2022
10 min
Chi è veramente Satoshi Nakamoto? Gli indizi e i candidati
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    Satoshi Nakamoto è il creatore di Bitcoin, lanciato nel 2008. Tuttavia, il suo è solo un soprannome: non si conosce l’identità dell’inventore della prima valuta digitale, e non si sa se a stilare il Bitcoin whitepaper sia stata più di una persona. Molti hanno avanzato svariate teorie su chi possa davvero essere Satoshi Nakamoto: ecco i possibili candidati. 

    Chi è Satoshi Nakamoto?

    L’identità dell’inventore di Bitcoin rimane ad oggi un mistero. Ciò che si sa è che nell’agosto del 2008 qualcuno ha registrato in modo anonimo il dominio bitcoin.org. Nell’ottobre dello stesso anno, un autore soprannominato Satoshi Nakamoto ha pubblicato il Bitcoin whitepaper, “Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System” su metzdowd.com. Si tratta di un sito per gli appassionati di crittografia, nel quale il creatore di Bitcoin ha spiegato come avrebbe funzionato la valuta digitale. 

    Proprio lui, nel gennaio 2009, ha minato il primo Bitcoin, dando vita alla rete. Oggi la blockchain è composta da più di 680.000 blocchi, ma nel cosiddetto “blocco di genesi” è impresso il monito di Satoshi Nakamoto, forse legato al motivo che lo spinge a celare la sua identità: “The Times 3 January 2009 Chancellor on brink of second bailout for banks”. 

    La frase si riferisce al titolo di un articolo del tabloid britannico Times risalente al 3 gennaio 2009. In italiano potrebbe essere tradotto: “Il Cancelliere ipotizza un secondo salvataggio per le banche”. All’epoca si era in piena crisi finanziaria, e forse Satoshi Nakamoto intendeva così suggerire i motivi che lo hanno spinto a creare Bitcoin. 

    L’anonimo sviluppatore in questo modo lancia una sfida alle banche, dimostrando che la decentralizzazione è possibile ed è voluta da molti. In questo senso si comprende come l’anonimato abbia giocato un ruolo chiave nel mantenimento dell’obiettivo finale di Satoshi Nakamoto. 

    Grazie al The Complete Satoshi le idee e le filosofie del creatore di Bitcoin sono chiare: “Ciò che serve è un sistema di pagamento elettronico basato sulla prova crittografica anziché sulla fiducia, che consenta a due parti qualsiasi di effettuare transazioni direttamente tra loro senza la necessità di un terzo.”

    L’ultima comunicazione di Satoshi Nakamoto

    Per quasi dieci anni Satoshi Nakamoto è stato l’unico miner, minando nel corso del tempo più di un milione di Bitcoin. La prima transazione tuttavia è avvenuta con Hal Finney, esperto di crittografia. L’evento è stato riportato dallo stesso Nakamoto su bitcointalk.org, un forum del settore in cui è stato attivo dal Novembre 2009 al Dicembre 2010. Così, molti utenti sono partiti da questo indizio per seguire le tracce del creatore di Bitcoin e svelare la sua identità. Proprio quest’ultimo ha chiarito che lui e Hal Finney sono due persone distinte.

    Da allora si sono avute poche notizie da Satoshi Nakamoto. Nel 2010 ha ceduto il codice sorgente di Bitcoin a Gavin Andresen, uno sviluppatore, chiarendo l’anno successivo le sue motivazioni. Con una mail datata 23 aprile ha comunicato: “Sono passato ad altre cose. È in buone mani con Gavin e tutti”.

    Da allora la sua attività si è interrotta. I portafogli Bitcoin a lui legati non sono stati spesi né toccati dalla metà del 2009 e sembrava che il creatore della prima valuta digitale non avrebbe più proferito parola. Nel 2014, tuttavia, il suo account della P2P Foundation si è riattivato brevemente per smentire un articolo di Newsweek che identificava Dorian Nakamoto come l’inventore di Bitcoin. “Non sono Dorian Nakamoto”, ha scritto, per poi rimanere in silenzio fino ad oggi. 

    Sulle tracce di Satoshi Nakamoto

    La prima domanda che molti appassionati di criptovalute si fanno in merito a Satoshi Nakamoto è se dietro al suo soprannome si celi un singolo individuo o un gruppo di persone. Poi, ci si chiede se sia giapponese. Nonostante gli sforzi, nessuno è mai riuscito a rispondere a tali quesiti. Anche sullo stesso soprannome scelto dall’inventore di Bitcoin sono state congetturate svariate teorie. Satoshi Nakamoto vuol dire qualcosa in giapponese? È un anagramma?

    L’esperto di crittografia non ha mai scritto il proprio nome usando caratteri kanji giapponesi, e dunque è impossibile ottenere una traduzione attendibile. Tuttavia alcuni tentativi hanno condotto a “logica, ragione o giustizia”, “base”, “pensiero chiaro, arguto, saggio” e “origine centrale”. Altri pensano addirittura si tratti della fusione di nomi di diverse aziende, come Samsung e Toshiba, che insieme fanno Satoshi, o Nakamichi e Motorola, che diventano Nakamoto: ipotesi mai confermate.

    Per quanto riguarda la sua provenienza, nonostante il suo profilo della P2P suggerisca che si tratti di un uomo di 37 anni che vive nel Paese nipponico, alcuni indizi fanno pensare che l’inventore di Bitcoin non sia affatto giapponese. Infatti, in passato ha utilizzato alcuni termini prettamente britannici e ha citato il Times nel blocco di genesi di Bitcoin, conducendo all’idea che Satoshi Nakamoto sia in realtà di origine britannica

    Le possibili identità dietro il nome di Satoshi

    Nel corso del tempo sono stati fatti i nomi di svariati informatici e cypherpunk che potrebbero celarsi dietro Satoshi Nakamoto. 

    Hal Finney è stato il primo a scambiare Bitcoin con Satoshi Nakamoto, interagendo regolarmente con lui sul forum bitcointalk.org. Nonostante il creatore abbia chiarito che i due fossero individui separati, per molti è ovvio che Satoshi e Hal Finney fossero la stessa persona. Inoltre, Finney è deceduto nel 2014, fatto che per alcuni spiegherebbe perché il tesoro di Bitcoin di Satoshi sia ancora intatto. 

    Gavin Andresen ha ricevuto il codice sorgente di Bitcoin proprio da Satoshi Nakamoto, ed è stato il creatore del primo faucet Bitcoin, un sito per distribuire bitcoin tramite una sorta di airdrop

    Nick Szabo è un informatico statunitense che ha creato, prima di Bitcoin, il sistema “Bit Gold”, inventando inoltre il termine “smart contract”. Altri due indizi potrebbero far pensare che Nick Szabo sia Satoshi Nakamoto: gli stili di scrittura di Szabo e Satoshi sarebbero simili, secondo l’analisi linguistica. E le iniziali di Satoshi Nakamoto sono l’inverso di quelle di Nick Szabo: una coincidenza che per molti è rivelatoria. 

    Adam Back è stato individuato come uno dei possibili candidati Satoshi dal Financial Times nel 2016. Lui è un cypherpunk e crittografo, nonché tra i primi destinatari di un’e-mail di Satoshi Nakamoto. 

    Len Sassaman ha lavorato con Hal Finney ed è un esperto di crittografia. Ha fatto parte della mailing list cypherpunk in cui Satoshi ha annunciato per la prima volta Bitcoin, ma nel 2011 si è tolto la vita. 

    Craig Steven Wright è un imprenditore australiano che ha rivendicato l’identità di Satoshi Nakamoto. Numerosi media hanno creduto alle sue dichiarazioni, non per ultima la BBC, ma sul suo conto aleggia il mistero. In particolare, Wright ha presentato una richiesta di paternità per il Bitcoin whitepaper all’Ufficio del copyright degli Stati Uniti, affondando così in una lunga battaglia giudiziaria. Il tutto si basava sulla sua capacità di accedere a indirizzi crittografici presumibilmente appartenenti a Satoshi Nakamoto. Wright ha più volte sostenuto che Satoshi Nakamoto fosse uno pseudonimo utilizzato da lui stesso e dall’amico informatico David Kleiman, e che fossero loro gli inventori della prima criptovaluta. Tuttavia, le prove a sostegno sono molto deboli.

    ‍Dorian Nakamoto è il volto che appare più frequentemente se si cerca per immagini “Satoshi Nakamoto” su Google. È frutto, parrebbe, di un’incomprensione. Ingegnere e fisico, Dorian porta il vero nome di “Dorian Prentice Satoshi Nakamoto”. Forse per questo il tabloid Newsweek nel 2014 ha dichiarato che l’uomo giapponese-americano fosse il fondatore di Bitcoin. Tuttavia, egli ha negato qualsiasi connessione alla criptovaluta, e allora perfino l’account della P2P Foundation di Satoshi è tornato attivo per confermare che “non sono Dorian Nakamoto

    Elon Musk è il celebre CEO di Tesla e SpaceX. Anche lui brevemente ha fatto parte della lista dei candidati Satoshi. Nel 2017, infatti, un ex dipendente di SpaceX ha dichiarato che fosse proprio Musk il creatore di Bitcoin. Questi ha replicato via Twitter affermando: “Non vero”

    Perché scegliere l’anonimato?

    Satoshi Nakamoto non è l’unico creatore di una criptovaluta ad aver scelto di restare nell’anonimato e nel silenzio fino ad oggi. Anche i fondatori e il team di sviluppo di SushiSwap sono anonimi, sotto gli pseudonimi di Chef Nomi e 0xMaki. Così come i creatori della collezione NFT Bored Ape Yacht Club, che nel tentativo di celare la propria identità hanno adottato i soprannomi Gargamel e Gordon Goner. 

    È una questione di coerenza. Secondo i più strenui sostenitori della decentralizzazione, l’obiettivo deve essere quello di garantire un sistema decentralizzato, e il fatto che il creatore di un progetto sia noto lo rende automaticamente più importante dal punto di vista dell’opinione pubblica, anche solo a livello inconscio. La sua influenza sarebbe eccessiva e finirebbe per condizionare l’operato degli utenti, oltre che per smantellare le basi stesse degli scambi decentralizzati, fondati non sulla fiducia, ma su codici crittografati. 

    L’opinione di un utente del forum Bitcoin è esemplare in questo caso. Egli si auspica il ritorno di Satoshi Nakamoto perché: “L’opinione di Satoshi aiuterebbe la community a decidere, non perché sia ​​più competente degli attuali sviluppatori principali, non perché sia ​​una figura autorevole, ma perché rassicurerebbe la fiducia dei trader”.  

    Un’altra teoria sull’anonimato di Nakamoto è legata alla consapevolezza che una criptovaluta di successo come Bitcoin si sarebbe fatta presto molti nemici potenti. Se fosse stata fraintesa o ritenuta pericolosa, le autorità, forse, avrebbero perseguito l’informatico come accaduto con Bernard von NotHaus, condannato per aver creato, posseduto e venduto la propria valuta privata (Liberty Dollar). 

    Un mistero aperto

    L’identità di Satoshi Nakamoto, dunque, rimane misteriosa. Qualunque esso sia, il motivo che ha spinto il creatore di Bitcoin a restare nell’ombra ha probabilmente favorito la buona riuscita del suo progetto. In molti pensano inoltre che dietro il nome giapponese si nasconda più di un individuo. 

    È infatti piuttosto sorprendente che una sola persona sia stata in grado di creare una blockchain e una criptovaluta che ora vale miliardi di dollari senza lasciare traccia. Ancora una volta, tuttavia, si tratta di pure idee mai confermate. Magari un giorno Satoshi Nakamoto uscirà allo scoperto o il mistero rimarrà tale per sempre, perché lui, come ha detto, si sta già dedicando ad altro. 

    Articolo di Virginia Cataldi

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