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I domini internet: dalla bolla delle dotcom alla speculazione

17 ottobre, 2022

9 min

I domini internet: dalla bolla delle dotcom alla speculazione
Principiante

Trovare risposte online è quasi naturale al giorno d’oggi, ma quali meccanismi e componenti si celano dietro una ricerca su Internet? I nomi di dominio sono la vera chiave dell’esplorazione sul web. Scopriamo cos’è un dominio internet e perchè il “.com” ha generato una bolla ed attratto speculatori.

Il nome di dominio: che cos’è?

Oggi Internet è la fonte di informazione più accessibile del pianeta: basta un browser per immergerci in un mare di conoscenza. Per orientarci, però, abbiamo bisogno di indicazioni precise: navigare sul web sarebbe impossibile senza i nomi di dominio. 

Essenzialmente, però, cos’è un dominio internet? Un’etichetta di testo per individuare facilmente e univocamente una risorsa sul web. Qualsiasi entità connessa ad Internet, infatti, ha già un indirizzo IP, ma è un codice troppo complesso per essere memorizzato, perché composto da una stringa di almeno quattro numeri (es: 123.4.56.789). Quindi, l’indirizzo IP è abbinato ad un nome più facile, il dominio internet appunto, come youngplatform.com.

Il sistema dei nomi di dominio funziona come una rubrica telefonica, che accoppia nomi e numeri, ma in questo caso assegna agli indirizzi IP i siti web corrispondenti, se esistono. Per approfondire dove sono registrati e chi gestisce i domini internet dobbiamo ricostruire la storia della loro creazione e diffusione, a partire dalla nascita di Internet.

Arpanet e il Domain Name System (DNS)

Il primo network di computer venne creato dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti nel  1969: ARPANET, il prototipo di Internet. In questa rete informatica, ogni computer era dotato di un “nome host”, associato ad un indirizzo numerico: queste corrispondenze erano riportate in un file di testo (HOSTS.TXT) conservato presso un computer della Stanford Research Unit (RSI). Questo registro veniva richiamato ad ogni comunicazione tra dispositivi, ma il processo centralizzato limitava l’espansione della rete. Così, nel 1983, venne adottata un’alternativa più decentralizzata: l’odierno Domain Name System (DNS).

IL DNS è il database distribuito usato ancora oggi da Internet: conserva e “decifra” i nomi di dominio, così da tradurli in indirizzi IP e indicare la posizione fisica della risorsa cercata. La struttura DNS è gerarchica: viene rappresentata come un “albero” di server, perché anche i domini sono organizzati in livelli

Prendiamo ad esempio il dominio internet academy.youngplatform.com, il nome è diviso dai punti in 3 parti: partendo da destra, abbiamo il dominio di primo livello (Top Level Domain,TLD), ovvero “.com”, per poi proseguire nei sottodomini “.youngplatform” (Second Level Domain, SLD) e “.academy”. Il DNS, quindi, dedica database subordinati ad ognuno dei livelli, così da dividere il carico di memoria grazie ad una struttura client/server

Memo

Il DNS memorizza solo nomi di dominio e indirizzi IP, i contenuti dei siti web sono conservati in altri database e inviati attraverso il Content Delivery Network (CDN), in base alla ricerca fatta su Internet.

Nel 1984, i domini internet di primo livello (TLD) disponibili erano solo 6:

  • .com: riservato alle entità commerciali
  • .org: organizzazioni in generale
  • .net: realtà dedicate alle tecnologie di rete
  • .edu: enti che svolgono attività educative
  • .gov: enti governativi (inizialmente solo statunitensi)
  • .mil: organizzazioni militari

Il 15 marzo 1985 venne registrato il primo dominio .com da un’azienda produttrice di computer del Massachusetts: Symbolics.com, il sito oggi è una sorta di “vetrina” per la storia di Internet. L’anno dopo la registrazione dei domini fu aperta a tutti, in precedenza esclusiva della rete ARPANET. È difficile immaginare oggi quella forma di Internet, eppure già nel 1991 il CERN creò il World Wide Web che tuttora usiamo. 

La bolla delle “dotcom”

Fino al 1995, chiunque poteva registrare gratuitamente un dominio internet ed assumerne la proprietà, finché l’organizzazione che gestiva il DNS (InterNIC) decise di dare un prezzo all’attività. Così vennero create delle società private per vendere nomi di dominio e servizi associati, le domain name registrar.

Nel 1997, la storia dei domini internet vide poi la registrazione di Google.com. Nello stesso  anno i domini .com a 3 lettere vennero esauriti, specchio della diffusione di Internet e dell’adozione popolare dei primi personal computer. È in questo contesto che si sviluppò la cosiddetta “bolla delle dotcom”.

Per comprendere il significato di “dotcom” dobbiamo approfondire il contesto economico di fine anni ‘90. Negli USA, questo periodo fu caratterizzato da una grande espansione economica,  permessa da tassi di interesse bassi e dal declino dell’inflazione, che facilitarono l’accesso al denaro attraverso i prestiti. Così, enormi capitali finanziarono la nascita di startup basate sulle potenzialità di Internet, per questo chiamate dotcom. Gli investitori nel settore informatico, certi dei profitti futuri, acquistarono azioni di società che spesso non erano altro che un’idea, o solamente elaborate strategie di marketing in assenza di un prodotto finito. FOMO e speculazione gonfiarono quindi le valutazioni di queste realtà, associate a domini internet .com, portando l’indice NASDAQ da 1000 punti nel 1995 a più di 5000 punti nel marzo del 2000. 

Nasdaq

Il Nasdaq (National Association of Securities Dealers Automated Quotation) è un mercato azionario americano, oltre ad essere stato il primo esempio di borsa esclusivamente elettronica, dunque basata su una rete di computer.

Con un approccio Get big fast, le dotcom cercarono di costruire marchi forti attraverso pubblicità e promozione, o addirittura offrendo prodotti e servizi gratis, nella speranza di accaparrarsi una “fetta” del mercato di Internet. Questo avrebbe permesso loro di ottenere una base di clienti abbastanza grande da generare profitti, ma solo in seguito aumentando i prezzi. I capitali iniziali, tuttavia, presto si esaurirono e quindi la maggior parte delle società, senza un business plan, fallirono: le relative azioni persero velocemente valore, portando allo scoppio della bolla delle dotcom.

La speculazione sui domini internet

La storia dei domini internet, però, non si arrestò: nel 1998 nacque l’organizzazione no-profit Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN), la nuova incaricata per la gestione del DNS. Ancora oggi l’ICANN assegna gli indirizzi IP e amministra i nomi di dominio generici di primo livello (gTLD, come .com e .net) e quelli geografici, ovvero relativi a precise nazioni (country code Top Level Domain, ccTLD) come il “.it”. La progressiva introduzione di nuovi domini di primo livello, come .coop e .info, e l’aumento della consapevolezza tra gli utenti di internet, stimolata dalla bolla delle dot com, crearono un nuovo mercato attorno ai domini internet. 

Ora che sai cos’è un dominio internet, sarà facile dedurre che parole e frasi molto cercate e comuni, come business, travel o sport, sono desiderate da molti investitori o imprenditori del web. Costruire un sito web su questi domini Internet garantirebbe milioni di visite, dunque tali nomi rappresentano una vera occasione di profitto; per questo motivo i nomi di dominio sono, ancora oggi, oggetto di speculazione. Registrare domini al costo di pochi dollari per rivenderli a cifre esorbitanti (domain flipping) presto entrò nell’interesse di molti, come Mike Mann che nel 2012 acquistò a tale scopo 14.962 nomi di dominio in 24 ore.

Curiosità

Sergey Nazarov, il creatore di Chainlink, aveva già registrato il dominio smartcontract.com il 25 ottobre 2008, 6 giorni prima della pubblicazione del whitepaper di Bitcoin. 

Nel 2013 le combinazioni per i domini .com a 4 lettere terminarono, ma gli speculatori poterono contare sull’emissione di centinaia di nuovi TLD, come i recenti .yoga e .pizza, in cui tentare di registrare i nomi migliori. Ovviamente è estremamente difficile partecipare al mercato primario: le domain registrar vengono assaltate dalle richieste all’uscita di un nuovo dominio di primo livello, così i nomi più gettonati vanno subito a ruba. Questo lascia agli speculatori il mercato secondario: la proprietà dei domini Internet è soggetta al pagamento di un abbonamento che, se non rinnovato, decade. Alla scadenza, chiunque potrebbe registrare il dominio come proprio, una pratica chiamata domain sniping o dropcatching.

Le società di registrazione, tuttavia, spesso non restituiscono al pubblico i nomi di dominio scaduti: ne assumono la proprietà, trasformandoli in “premium domains”, e potrebbero conservarli per i propri scopi oppure organizzare aste dedicate alla rivendita. Questa attività, chiamata domain warehousing, non è ritenuta illegale dall’ICANN, ma il pubblico potrebbe considerarla sleale, in quanto limita l’accesso ai nomi di dominio.

Curiosità

Sul podio dei nomi di dominio più costosi troviamo business.com (345 milioni di dollari), lasvegas.com (90 milioni di dollari) e carinsurance.com (49,7 milioni di dollari).

Esistono tuttavia pratiche perseguibili legate ai domini Internet: è illegale registrare un nome di dominio uguale ad un marchio registrato, o che possa essere confuso con esso, allo scopo di ottenere profitto dalla sua popolarità. Tale violazione, chiamata cybersquatting o domain grabbing, può essere considerata una contraffazione e i legittimi proprietari del marchio (e dunque del dominio) possono interpellare l’ICANN attraverso la Uniform Domain-name Dispute Resolution Policy (UDRP).

Il typosquatting, ovvero registrare un dominio sostituendo o invertendo l’ordine di alcune lettere di un nome originale, è ugualmente vietato. Gli errori di battitura su Internet, infatti, sono frequenti e potrebbero essere sfruttati per perpetrare truffe online (approfondisci l’argomento nell’articolo sul Social Engineering).

Esempio

Registrare il nome di dominio wiikpedia.com sarebbe typosquatting, perchè intenzionalmente simile a wikipedia e generato dall’inversione delle lettere i e k.

Sapere cos’è un dominio internet è fondamentale, non solo per creare un sito web, ma soprattutto per usare internet con più consapevolezza o persino creare la propria identità digitale nel Web3

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