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Layne Lafrance: una blockchain per i CryptoKitties

27 luglio, 2022
9 min
Layne Lafrance: una blockchain per i CryptoKitties
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    Chi è Layne Lafrance? Un’appassionata di blockchain che ha contribuito al successo dei primi NFT su Ethereum: i CryptoKitties. Il suo passato accademico e il contatto con la lontana realtà asiatica hanno coltivato la sua curiosità, un’attitudine che l’ha portata ai vertici dei Dapper Labs, una delle organizzazioni leader della realtà “non fungibile”. Segui la storia dei CryptoKitties e di Layne Lafrance, fino alla creazione di Flow, una blockchain per DeFi e Web3.

    Chi è Layne Lafrance: introspezione in chiave Zen

    Layne Lafrance è nata nel Canada occidentale, ma è cresciuta a Londra, dove si è diplomata con lode all’istituto superiore Tasis England. Qui ha completato studi avanzati in statistica ed è diventata esperta in retorica e alla letteratura inglese, oltre ad aver approfondito teorie micro e macroeconomiche. Successivamente, è tornata a Vancouver per studiare finanza e imprenditoria presso la University of British Columbia (UBC), dal 2013 al 2017, e la Spring Startup School (2015).

    In quegli anni si è appassionata alla tecnologia e ha fondato Ping, un progetto dall’obiettivo “paradossale”, come afferma il profilo Linkedin di Lafrance: incentivare le persone ad interagire nella vita reale attraverso l’uso dei dispositivi mobili. Il suo studio della blockchain è cominciato soltanto più tardi quando, in procinto di laurearsi, ha lavorato brevemente per Axiom Zen: una “startup che costruisce startup”. In pratica, una società di venture capital e un incubatore per idee basate su nuove tecnologie, come machine learning, realtà aumentata e virtuale e, appunto, blockchain. Qui Layne ha guidato un team tecnico in un progetto di automatizzazione delle attività amministrative, e ha conosciuto Dieter “Dete” Shirley, il collega che le ha trasmesso le proprie conoscenze sulla blockchain. 

    Tornata all’UBC per concludere gli studi, The Cansbridge Fellowship l’ha premiata con una borsa di studio da 6000 dollari per uno stage estivo in Asia. Prima di affrontare quest’esperienza, però, ha intrapreso un viaggio in Thailandia, per cercare di rispondere alla domanda “chi è Layne Lafrance”. Ha raccontato la ricerca di se stessa in tre post su medium: il primo, Soul Searching is Dangerous Business, riporta l’impatto della distanza da casa, in assenza di piani e compagni. Nel “silenzio dei suoi pensieri” ha trovato la verità: “la qualità della mia vita dipenderà interamente da coloro che mi circondano e da come il mio lavoro li influenza”. Così, ha definito anche il suo scopo, ovvero lavorare per quel 99% della popolazione che possiede meno della metà della ricchezza mondiale: “risolvere problemi difficili, questo mi interessa”.

    Il 22 maggio 2017, ha cominciato il suo stage a Hong Kong, presso la Heartisans, una “health tech startup” che stava sviluppando un orologio per misurare la pressione sanguigna. Layne Lafrance ha contribuito a posizionare il prodotto sul mercato americano, una sfida difficile da quanto racconta in questa intervista. La mancanza di familiarità con il contesto , tuttavia, le ha permesso di sviluppare empatia e a non confondere rispetto ed indecisione: la tendenza asiatica a chiedere opinioni altrui non è insicurezza, ma un tentativo di non imporre i propri pensieri sull’altro. Questo ci conduce al secondo capitolo del suo diario, scritto in concomitanza dell’internship: “Mind over matter”, preoccuparsi solo delle cose che siamo in potere di cambiare, ovvero noi stessi.

    Questa sensazione di essere “tutt’uno con l’universo” e “zenned out” ha accompagnato Layne fino alla fine della sua esperienza in Asia: l’ultimo episodio, It’s not about where you are, but who you’re with, tira le fila della sua avventura e condivide l’eredità donatale da 4 figure. Un venditore ambulante e una commessa al supermercato, le hanno lasciato il valore della curiosità e della felicità; Lee, un’impiegata della contabilità, l’ha convinta ad essere minimalista nella sua vita ed intransigente nei propri obiettivi di crescita. Infine, Nicole l’ha educata alla critica costruttiva e allo scetticismo.

    Il suo essere riflessiva e desiderosa di conoscenza l’ha spronata allo studio della blockchain nel tempo libero dallo stage e così, tornata da Hong Kong, ha cercato nuovamente un posto alla Axiom Zen. Qui è iniziata la storia dei CryptoKitties, un altro racconto per conoscere Layne Lafrance. 

    Layne Lafrance: esperienze e progetti

    La storia dei CryptoKitties: Ethereum e i Dapper Labs

    A settembre 2017, Layne Lafrance è stata nominata Product Manager dell’Axiom Zen, affiancando l’amico “Dete” per trovare modelli di business che potessero beneficiare delle caratteristiche uniche della blockchain. A tal proposito, Layne ha affermato di aver scelto questa tecnologia per “il concetto di transazione trustless”, che permette a persone, senza fiducia le une nelle altre, di confidare nel codice del protocollo. La blockchain consente a tutti di “vedere, rispettare ed accettare gli stessi termini”, risolvendo quella parte di conflitti che “nasce dall’incapacità di negoziare condizione eque”.

    Come raramente accade, il primo whitepaper letto da Layne Lafrance non è stato né di Bitcoin né di Ethereum, ma quello di Stellar: “uno dei più intelligenti e convincenti che io abbia letto”, sicuramente riconoscendosi nella missione di inclusione finanziaria globale di Denelle Dixon. La prima occasione di Layne Lafrance per partecipare attivamente ad un progetto blockchain, però, è nata all’interno di Axiom Zen: sin dal 2014, il CEO e founder Roham Gharegozlou voleva contrastare i rischi della centralizzazione usando la blockchain di Bitcoin, ma Dieter gli consigliò invece di sviluppare su Ethereum, colpito dalle potenzialità degli smart contract.

    Il team dunque, ancor prima che Layne tornasse, aveva formulato l’idea dei CryptoKitties: un gioco dove puoi comprare, vendere, collezionare ed accoppiare “gatti virtuali”, come fossero Tamagotchi, la cui originalità e proprietà è certificata da Token Non Fungibili (NFT), basati sul token standard Ethereum ERC-721, di cui Dieter è co-autore.

    Così, ad ottobre 2017, Layne e i suoi colleghi presentarono il progetto all’ETH Waterloo, un hackathon Ethereum in Canada, accolto con entusiasmo dagli sviluppatori lì riuniti. Già a dicembre 2017, il primo CryptoKitty (Genesis) venne venduto per circa 245 ETH (più di 110 mila dollari!): da quel momento vennero creati 50000 gatti NFT, uno ogni 15 minuti fino a novembre 2018, la “generazione 0” nata senza “accoppiamenti”.

    Lafrance, tuttavia, possiede ancora il CryptoKitty generato in occasione della testnet del progetto: “The First”, il capostipite dei gatti NFT. Forse, però, non immaginava cosa sarebbe successo da lì a poco: subito dopo il lancio, le operazioni legate ai Cryptokitties congestionarono la blockchain di Ethereum, costringendo i miner ad aumentare il gas limit per gestire il volume di transazioni. 

    Gas

    Il “gas” Ethereum è l’unità di misura dello sforzo computazionale richiesto per svolgere alcune operazioni, come la validazione di una transazione o l’interazione con uno smart contract, e corrisponde a delle commissioni (fee).

    La necessità di rendere il progetto scalabile era ovvia, la User Experience aveva bisogno di transazioni veloci ed economiche, ma la soluzione dei Layer 2 non si era ancora affermata: i CryptoKitties cercavano nuova casa, una blockchain pronta ad accoglierli. A marzo 2018 nacquero i Dapper Labs, direttamente dal nucleo di Axiom, rinnovando Layne Lafrance come product manager, proprio con l’obiettivo di costruire una blockchain più adatta ad un progetto NFT: Flow.

    Il Flowverse: un ecosistema per DeFi e Web3

    La blockchain di Flow si basa su un particolare algoritmo Proof-of-Stake (HotStuff) che divide il processo di validazione delle transazioni tra 4 gruppi di nodi: consenso, verifica, esecuzione e raccolta. A proposito della tecnologia di Flow, Layne ha affermato: “siamo stati i primi a considerare davvero il potere della componibilità, a proporre lo sharding, ad architettare un sistema multinodo che desse priorità a velocità, scalabilità e partecipazione” e, a proposito dell’ultimo punto, ha precisato che “Flow è progettato per performare quando le persone si uniscono, costruiscono insieme […] Le comunità complesse devono essere in grado di evolversi”. Ad aprile 2021, i Dapper Labs hanno spostato quasi 100,000 CryptoKitties da Ethereum a Flow, ma non si sono limitati a questo: molti altri progetti NFT sarebbero nati, da lì a poco, sulla loro blockchain.

    L’impegno dei Dapper Labs, infatti, è stato presto ripagato dalla collaborazione con la National Basketball Association (NBA), da cui sono nati gli “NBA Top Shot”: mini-video NFT che rappresentano momenti salienti di alcune partite, come fossero figurine “animate”, basate sulla blockchain Flow. Hanno poi stretto partnership con altre realtà sportive: la “Liga” spagnola di calcio, la Ultimate Fighting Championship (UFC Strike) e la National Football League americana (NFL All Day), riproponendo lo stesso format di momenti-NFT, collezionabili aprendo “pacchetti” virtuali.

    Dopo aver scoperto la storia dei CryptoKitties e degli altri progetti lanciati dai Dapper Labs, siamo pronti ad entrare nel Flowverse, la piattaforma che aggrega tutte le informazioni a proposito di collezioni NFT, DAO, applicazioni DeFi e giochi costruiti sulla blockchain di Flow. L’account di Twitter e il sito ufficiale onflow.org presentano il concetto di “open metaverse”, essenzialmente un facile accesso al Web3, sia per utenti che per sviluppatori: a tal proposito, a maggio 2022 è stato annunciato il Flow Ecosystem Fund, 725 milioni di dollari per costruire applicazioni Web3 sulla blockchain di Flow.

    Chiudiamo con le parole di Layne Lafrance a proposito del futuro, non solo del suo Flowverse, ma del mondo crypto in generale: “un ecosistema blockchain vivace è quello in cui le persone si divertono con gli amici e sperimentano cose che altrimenti non farebbero”.

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