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Timothy May: il leader dei Cypherpunk

11 marzo, 2022
7 min
Timothy May: il leader dei Cypherpunk
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    Timothy Christopher May, anche noto come Tim May, è stato un ingegnere elettronico, scrittore, tecnico informatico, nonché scienziato senior presso Intel. È tuttavia diventato celebre per aver fondato il movimento di pensiero Crypto-anarchico, dopo aver scritto il “Crypto Anarchist Manifesto” nel 1988, ma anche per essere stato tra i leader più agitati del gruppo Cypherpunk. 

    Le origini di Timothy May

    Timothy Christopher May è nato il 21 dicembre 1951 a Bethesda, Maryland. È cresciuto negli Stati Uniti con la sorella Kathleen, la madre Hazel, casalinga, e il padre, Thomas, arruolato nella Marina militare. Per il lavoro di quest’ultimo la famiglia si è spesso spostata in California e in Virginia, trasferendosi per un periodo addirittura in Francia. 

    Proprio i parenti di Timothy hanno raccontato che fin da subito è emersa la grande curiosità del futuro scienziato, accompagnata da una irreprensibile vena ribelle. Infatti, ammesso in MENSA, la società riservata a chi ha un altissimo quoziente intellettivo, May ha frequentato le riunioni e i corsi, stancandosi presto però dell’associazione e finendo per definirla un “gruppo di manichini” che non valevano il suo tempo. 

    Successivamente Tim ha studiato Fisica all’Università della California, Santa Barbara, e subito dopo la laurea ha accettato un lavoro presso Intel, il più grande produttore mondiale di chip per computer, fondato poco tempo prima.

    Il successo a Intel e il pensionamento a 34 anni

    Alcuni anni dopo l’inizio del lavoro, Tim May ha avuto l’occasione di farsi notare all’interno dell’azienda. Intel, infatti, ha all’improvviso riscontrato un inspiegabile malfunzionamento in alcuni chip. Così lo scienziato, in seguito a una ricerca, è stato in grado di individuare il problema, che risiedeva nel comportamento delle particelle Alfa radioattive. 

    Nello specifico, il guasto era causato dalla ceramica che Intel utilizzava per rivestire i circuiti. Fatto di argilla, l’imballaggio non era appropriato per deviare adeguatamente le radiazioni delle particelle, che a quel punto alteravano alcuni valori memorizzati, rendendo i chip inaffidabili. La formidabile ricerca però non è valsa a Tim May soltanto un laboratorio privato presso Intel, ma anche un riconoscimento dalla comunità scientifica. In effetti, la sua è stata una vera e propria scoperta degna dell’attenzione di tutto il settore. 

    Timothy May e il collega Murray Wood, dunque, hanno presto presentato il lavoro “Alpha-Particle-Induced Soft Errors in Dynamic Memories” (ovvero “Le particelle alfa inducono errori nelle memorie dinamiche”), che è stato pubblicato sulla rivista IEEE Transactions on Electron Devices nel gennaio 1979. La ricerca ha così ottenuto il premio dell’Institute of Electrical and Electronics Engineers nel 1981. 

    A quel punto, calcolando che i benefit finora accumulati a Intel avrebbero potuto sostenerlo economicamente fino alla convenzionale età di pensionamento, May ha deciso di dimettersi a 34 anni, per dedicarsi ad altre attività. Come ha riportato la rivista Wired nel ‘93, infatti, lo scienziato aveva scorte sufficienti per “non dover mai girare hamburger da Wendy’s” (la terza catena di fast food negli Stati Uniti). 

    timothy may

    Il “Crypto Anarchist Manifesto”

    Per un periodo Tim May si è dedicato a scrivere romanzi di fantascienza, ispirati soprattutto alla crittografia, che era in quegli anni un campo in espansione. È stata questa la scintilla che lo ha avvicinato a un’ideologia politica ben precisa per cui si è poi battuto per tutta la vita. May, infatti, è stato un fervente promotore della protezione della privacy, dello scambio di informazioni, della libertà di parola e di commercio in totale anonimato, da conquistare proprio attraverso l’utilizzo di software crittografici.

    Così nel 1988 ha stilato il “Crypto Anarchist Manifesto”, dando vita al relativo movimento di pensiero. May ha spiegato che il termine crypto-anarchia è un gioco di parole in cui si fondono crypto, con il significato sia di “nascosto” (come cripto-fascista) sia come abbreviazione di “crittografia”.

    La visione dei Crypto-anarchici, invece, traspare in una delle pagine del Manifesto: “Proprio come la tecnologia di stampa ha alterato e ridotto il potere delle corporazioni medievali e la struttura del potere sociale, così anche i metodi crittografici altereranno fondamentalmente la natura delle società e limiteranno l’ingerenza del governo nelle transazioni economiche”. 

    May intendeva, cioè, promuovere l’uso dei sistemi crittografici per proteggere la privacy e l’anonimato, evitando l’intervento di governi e istituzioni ed eventuali violazioni di diritti civili. Queste sue visionarie affermazioni hanno ispirato successivi movimenti, effettive implementazioni tecnologiche alle app che usiamo tutti i giorni, e la creazione di criptovalute come Bitcoin. 

    Il movimento Cypherpunk

    Insieme al Manifesto, gran parte degli scritti di May, che uniscono opere su matematica avanzata, politica libertaria e persino fantascienza, sono stati diffusi dai Cypherpunk, gruppo formato nel 1992. Lo scienziato, in quanto uno dei suoi più forti leader, ha supportato operazioni di diffusione di segreti governativi, come ha fatto in seguito WikiLeaks, inimicandosi presto le istituzioni. 

    In quegli anni in cui Internet era un mondo inesplorato, aperto, e non sempre sicuro, il governo statunitense cercava di limitare l’uso della crittografia, senza però riuscire a impedire che la tecnologia si diffondesse sul web. Molti estimatori di May hanno potuto così proteggere le proprie identità grazie alle sue opere e alle sue ricerche.

    Il legame tra Bitcoin e il Manifesto di Tim May

    Bitcoin è una valuta digitale protetta da dispositivi distribuiti in una rete peer-to-peer. Alcuni sostengono che l’idea alla base di Bitcoin può essere fatta risalire al “Crypto Anarchist Manifesto”. La valuta ideata da Satoshi Nakamoto può essere scambiata senza la presenza di un mediatore, la transazione è protetta da crittografia e le parti possono mantenere l’anonimato. Si tratta dunque di un sistema ideologicamente vicino a quello pensato dall’informatico, in quanto tramite la crittografia protegge la privacy dei partecipanti, e non esiste alcuna autorità centrale. 

    May immaginava già negli anni ’80 un futuro digitalizzato e regolato dalla crittografia: “L’espansione nel cyberspazio, con comunicazioni sicure, denaro digitale, anonimato e pseudonimato, cambierà profondamente la natura dell’economia e delle interazioni sociali.”

    Gli ultimi giorni del leader

    Tim May è deceduto per cause naturali nella sua casa il 13 dicembre 2018 all’età di 66 anni. Come riporta il New York Times, da tempo l’informatico conduceva una vita solitaria. Si aspettava che prima o poi agenti del governo lo avrebbero arrestato e spesso parlava di volersi fare del male. 

    Pensatore controcorrente e brillante scienziato, con ideali politici radicali a segnare il suo cammino, l’ingegnere ha senza dubbio lasciato in eredità delle opere d’impatto. Esse possono considerarsi l’ispirazione per molti progetti che oggi stanno cambiando il mondo.

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