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Polygon: la storia di successo dei 3 fondatori

17 marzo, 2022
7 min
Polygon: la storia di successo dei 3 fondatori
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    Jaynti Kanani, Sandeep Naiwal e Anurang Arjun, sono i fondatori di Polygon e protagonisti di una serie di notevoli successi imprenditoriali collezionati negli ultimi anni. In questo articolo scoprirai chi sono i 3 co-fondatori e cosa ha portato alla nascita di un ambizioso progetto come quello alla base della criptovaluta MATIC.

    Chi è Jaynti Kanani

    L’imprenditore Jaynti Kanani è nato in India, precisamente nella periferia della città Ahmedabad. 

    Jaynti è nato in un contesto relativamente povero in quanto il padre lavorava in miniera come operaio impegnato nelle estrazioni di diamante. Nonostante questo l’intera famiglia si è sacrificata e indebitata per dare la possibilità a Kanani di studiare ed emergere, cosa effettivamente accaduta in quanto oggi è un imprenditore miliardario.

    Dopo aver completato il liceo, frequenta una prestigiosa università Indiana, la Dharmsinh Desai University, dove ottiene una laurea triennale nel 2011 in ingegneria informatica.

    Le condizioni economiche certamente non favorevoli fanno sì che Kanani, dopo essersi laureato, si dedichi immediatamente al lavoro come programmatore presso Persistent System, proprio durante questo periodo ha modo di scoprire e interessarsi alla tecnologia blockchain e alle potenzialità di Bitcoin. Qualche tempo dopo collabora con alcune startup nel settore delle criptovalute (Function Space e Housing.com) e contemporaneamente prova a sviluppare delle App per facilitare gli spostamenti monetari in tutto il mondo.

    Nel 2017 ha fondato Matic insieme a Sandeep Nailwal e Anurag Arjun. Kanani ha avuto modo di conoscerli e lavorare insieme a loro in diversi progetti, ha condiviso inizialmente la visione di quello che sarebbe diventato Polygon e poi ad inizio 2018 hanno iniziato insieme a programmare l’intero ecosistema.

    Chi è Sandeep Naiwal

    Imprenditore Indiano, miliardario e sviluppatore di software, è stato il fondatore del famoso India Crypto Covid Relief Fund ovvero un fondo istituito nel 2021 con l’obiettivo di aiutare l’enorme popolazione Indiana colpita dalla COVID-19, in cui le donazioni avvenivano tramite un wallet multi firma appositamente creato sulla blockchain di Ethereum.

    Naiwal ha ottenuto un MBA nel 2014 con focus sulla gestione della supply chain presso la prestigiosa National Institute of Engineering di Mumbai.

    La sua carriera lavorativa inizia come programmatore presso Deloitte, una delle aziende “Big4” del settore delle consulenze. Fra il 2015 e 2016 è stato il responsabile tecnologico e manager della supply chain per Welspun Group, multinazionale Indiana nel settore dell’acciaio, energia e tessile. La sua carriera da imprenditore inizia poco dopo, precisamente agli inizi del 2016, fondando la startup ScopeWeaver diventata la più grande piattaforma per servizi professionali in India.

    Nel 2017 incomincia ad interessarsi di criptovalute e nello stesso anno entra nel team di fondatori di Matic dove prende la carica di COO del progetto

    Chi è Anurag Arjun

    Anch’egli Indiano di Bengaluru e miliardario grazie alle sue attività nel settore delle criptovalute, è uno dei co-fondatori di Polygon.

    Studia e si laurea a Nirma Institute of Technology in ingegneria informatica. La sua carriera lavorativa inizia in anticipo rispetto a quella dei suoi colleghi, nel 2006 infatti lavora in Cognizant e un paio di anni dopo si dedica all’attività di Product Manager nella società di consulenza Dexter Consulting per i successivi 5 anni.

    La sua carriera imprenditoriale inizia dalla fondazione di HealthTrac e HealthOne, due Startup attive nell’ambito della salute. La prima fornisce servizi dedicati al monitoraggio dei parametri acquisiti attraverso dispositivi indossabili, la seconda invece offre servizi specifici per dottori.

    L’entrata di Anurag in Matic avviene nel 2017 dove diventa il responsabile del prodotto e si occupa di stilare la roadmap del progetto, gestire il team e le integrazioni fra Polygon stesso e le altre dApp.

    La nascita di Matic e Polygon

    L’idea di creare Matic nacque durante il famoso periodo dei “CryptoKitties“, tra i primi NFT a diffondersi tra gli appassionati.

    I CryptoKitties presero piede tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018, la caratteristica principale di questo evento fu quella di riuscire ad ingolfare l’intera blockchain di Ethereum per via dell’elevatissimo numero di transazioni causando numerosi disagi e una crescita dei costi per singola transazione.

    Secondo il team di fondatori di Polygon, la tecnologia blockchain è una delle più grandi invenzioni della storia moderna, permette infatti la creazione di un sistema attraverso il quale gruppi di persone, che non si conoscono tra loro, possono creare delle relazioni senza aver bisogno di intermediari o garanzie.

    Kanani ed i suoi colleghi si resero conto che il mondo delle criptovalute e gli utilizzatori avevano un forte bisogno di una importantissima caratteristica, la scalabilità, per questo motivo decisero di creare un loro progetto con l’obiettivo di risolvere questa problematica. Gli obiettivi secondari, molto ambiziosi e utili per il settore delle criptovalute, sono quelli di garantire bassi costi di transazione, un’elevata velocità e usabilità generale delle dApp su Ethereum. Musica per le orecchie della DeFi!

    Se il protocollo Matic nasce come soluzione per risparmiare sulle transazioni di Ethereum, nel Febbraio 2021 cambia nome in Polygon, per rispecchiare la nuova prospettiva di diventare un vero e proprio aggregatore di Layer-2 che possa accogliere l’intero ecosistema compatibile a Ethereum e non solo.

    Come Polygon lavora sulla scalabilità

    Polygon è un progetto che ambisce a fornire la scalabilità necessaria alla blockchain di Ethereum per essere facilmente utilizzata tutti i giorni anche attraverso le numerose dApp che stanno popolando il suo ecosistema.

    MATIC è un token ERC-20, basato quindi sullo standard sviluppato da Ethereum, ma utilizzato su una propria blockchain parallela. Su questa chain parallela le transazioni vengono elaborate in maniera veloce ed economica. L’idea è quella di utilizzare questa catena secondaria per effettuare le operazioni richieste dalle applicazioni basate sul protocollo di Ethereum. Ethereum in questo scenario fornisce a Polygon solo l’infrastruttura di base. La compatibilità con Ethereum ha permesso così a molte Dapp di migrare sul network di Polygon e scalare il proprio prodotto.

    Interoperabilità e usabilità

    Solitamente la scalabilità è una caratteristica che si ottiene veramente solo quando un protocollo riesce ad integrarsi con tutti i servizi simili e complementari che lo circondano. Polygon in particolare offre la possibilità di sviluppare facilmente blockchain compatibili con Ethereum. Gli sviluppatori del progetto hanno messo a disposizione degli strumenti e dei pacchetti, molto facili da impostare, che permettono a chi è interessato di creare rapidamente nuove blockchain compatibili con Ethereum.

    Uno degli elementi più importanti in questo senso è la tecnologia Plasma, che permette la creazione di una catena “figlia” di Ethereum, separata ma allo stesso tempo connessa con quella principale.

    In sostanza, il network di Polygon è un aggregatore di catene parallele basate su Plasma, ma con una modifica che la rende più autonoma: le transazioni possono essere eseguite anche soltanto sulla blockchain secondaria Polygon, senza passare per il network di Ethereum. Questo permette di avere un basso costo di transazione e un’alta velocità.

    Quest’applicazione di Plasma è fondamentale per la crescita e l’utilizzo delle Dapp, proprio tramite queste caratteristiche Polygon punta molto sull’usabilità da parte sia degli sviluppatori che degli utenti come diretta conseguenza.

    L’influenza e il successo dei 3 fondatori sul mercato crypto è del tutto concreta. Le soluzioni pratiche e immediate di Polygon hanno portato sollievo a tutti i partecipanti del settore, la cui crescita era bloccata dai limiti di Ethereum.

    Articolo di Andrea Macrì

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