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Web 3.0: l’evoluzione di Internet fino all’IoT

11 ottobre, 2021
9 min
Web 3.0: l’evoluzione di Internet fino all’IoT
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Cosa Imparerai

    I cosiddetti Web 3.0 e 2.0 sono due stadi evolutivi di internet. Al momento ci troviamo a cavallo tra queste due fasi. Scopriamone insieme le differenze e come siamo arrivati fin qui.

    Il Web: come nasce internet

    Oggi internet è quasi un bisogno primario, un servizio che si dà per scontato, pervade le nostre giornate.

    Pensa che questa tecnologia è nata per applicazioni in campo militare. Se hai letto l’articolo sulla crittografia, ricorderai che anche questa ha origini militari. 

    Polemos [il conflitto] di tutte le cose è padre, di tutte le cose è re; e gli uni rivela dei, gli altri umani, gli uni schiavi, gli altri liberi” – Eraclito

    È durante la guerra fredda e soprattutto con il lancio dello Sputnik nello spazio, che il ministero della difesa statunitense investe in progetti di ricerca per trovare nuovi sistemi di comunicazione, prima preso in carico dal ricercatore Paul Baran, e poi affidato a un gruppo di ricerca dedicato chiamato ARPA.

    ARPA, tra il 1967 e il 1972, creò il primo network tra computer, usando le linee telefoniche. Naturalmente la rete collegava tra loro – ed era accessibile solo da – ricercatori e studenti legati al progetto.

    Così ARPA diventa ARPANET e nel 1973 crea il protocollo TCP/IP, con cui i ricercatori crearono un network pubblico, che non era controllato da nessuno.

    Dopo anni di sviluppo sotto una direzione prevalentemente militare, la National Science Foundation decise nel 1992 che internet non sarebbe stato un servizio statale, ma un servizio fornito da aziende dedicate, ossia i fornitori internet commerciali che conosciamo oggi, chiamati tecnicamente ISP.

    Questo evento, insieme all’invenzione del World Wide Web, portò internet nella sua seconda fase, la commercializzazione.

    Ad inventare il network globale, il WWW, fu un singolo ricercatore del CERN, Tim Berners-Lee. Nel 1994 arriva poi il primo browser, Mosaic, copiato direttamente da Netscape.

    Netscape fu la prima azienda pubblica tra le “dot-com” che costituirono la famosa bolla delle dot-com. Allo scoppio della bolla nel 2000, l’opinione pubblica pensava che internet fosse solo una cosa passeggera, senza un vero futuro. Solo il 6,7% della popolazione mondiale allora aveva accesso a internet.

    Molte aziende fallirono, ma gli avanzamenti tecnologici ottenuti durante la bolla restarono. 

    Fa sorridere pensare che la stessa cosa era successa durante la corsa all’oro, e probabilmente sta succedendo per le criptovalute: durante e dopo la corsa all’oro, non furono tanto i minatori a guadagnare, ma i commercianti che vendevano loro pale e picconi, sviluppando nuove soluzioni estrattive.

    Allo stesso modo, il valore creato dai nuovi progetti crypto rimarrà, indipendentemente dall’andamento del mercato.

    Così tra gli anni 90 e 2000 nacque il protocollo HTTP; le prime API venivano utilizzate dalle aziende; Ward Cunningham inventò le pagine wiki, ossia modificabili da chiunque. 

    Il modello wiki trasformò l’internet da di “sola-lettura” all’internet del “leggi scrivi”, con la creazione di contenuti da parte di utenti senza alcuno scopo commerciale.

    Ciò che in questi anni motivava l’avanzamento della tecnologia era anche l’estremo bisogno di semplificare le transazioni tramite quello che sarebbe stato l’e-commerce.

    Web 2.0: i problemi vengono a galla

    Dal 2004 a oggi avvengono i cambiamenti più dirompenti per la storia di internet. L’accesso al web si sposta sui dispositivi mobili, le immagini sono il medium che acquisisce sempre più importanza, i social media creano quasi una realtà parallela. Con la diffusione a tappeto della tecnologia arriva naturalmente il crimine collegato ad esso.

    Un’altra componente che cambia il paradigma è il controllo da parte di governi e il monopolio delle Big 5.

    Ci ricolleghiamo così alla nascita di internet in ambito militare. È proprio questa mentalità di partenza che sembra aver reso internet un modo per “sorvegliare” facilmente sui suoi utenti.

    Come noto, questa predisposizione è stata sfruttata in modo estremo dalla NSA, l’agenzia di sicurezza nazionale statunitense, come anche dal governo cinese.

    Google e Facebook (e in parte Yahoo), invece, utilizzano questa struttura per il loro profitto. Questo modello di business ha origine dal fatto che tendenzialmente gli utenti di internet non accettano di dover pagare un servizio come la ricerca di informazioni o l’email.

    Allora sono i big data a diventare il prodotto. Il risultato è una simbiosi totale tra utente e Google/Facebook, in uno scambio di valore non sempre pari, soprattutto nel caso di Facebook. Oltre a ciò, la totale dipendenza di aziende e persone da pochissimi colossi si fa sentire nel momento in cui i loro sistemi vanno in down, spegnendo la voce del mondo, che si riduce a un mormorio su canali alternativi.

    Il potere che esercitano gli altri membri deiv Big 5 – Apple, Amazon e Microsoft – è meno problematico perché siamo abituati al concetto che incorporano. Questi fornitori di software, hardware e servizi online richiedono solitamente un pagamento per i loro prodotti, prodotti che tutti comprendono a grandi linee.

    evoluzione del web

    Che cos’è il Web 3.0: la Persona e la Macchina

    Dove il Web 2.0 era guidato dall’avvento degli smartphone, del social e del cloud, il Web 3.0 è costruito in gran parte su tre nuovi livelli di innovazione tecnologica: le reti decentralizzate, l’intelligenza artificiale e l’edge computing.

    Ecco di seguito i tre livelli di innovazione, per capire facilmente che cos’è il web 3.0.

    Reti decentralizzate e blockchain

    In risposta ai problemi emersi nella fase 2.0, i DeFier e i sostenitori della decentralizzazione stanno facendo sentire la loro voce. 

    La proposta tecnologica della DeFi è quella di decentralizzare qualsiasi servizio finanziario attraverso smart contract e dapp. Tuttavia, la decentralizzazione e la blockchain potrebbero essere applicate anche al di fuori della finanza e delle criptovalute, a qualsiasi servizio che richiede una condivisione sicura dei dati o servizi peer-to-peer come quelli della sharing economy.

    La decentralizzazione delle app e dei servizi risolverebbe il problema del monopolio e dei tempi di down dovuti a un “singolo punto di fallimento” (single point of failure). Dall’altra, l’uso delle reti decentralizzate su blockchain aggiungerebbe il livello di sicurezza dato dalla crittografia e dai meccanismi di consenso.

    web 3.0 dapp

    Intelligenza artificiale e IoT

    Off-chain invece l’innovazione del Web 3.0 è data dall’uso dell’intelligenza artificiale. Applicazioni dell’IA che già conosciamo sono i motori di ricerca, gli assistenti virtuali, il riconoscimento facciale, la traduzione automatica e tantissimi videogiochi in cui si può giocare “contro il computer”.

    Questa è solo la superficie del mare di applicazioni possibili in tantissimi settori, dal militare al sanitario, dall’industriale ai trasporti.

    I dispositivi che hanno l’IA integrata, come automobili, droni, antifurto smart, Amazon echo sono tutti elementi del famoso Internet of Things. Spesso sentirai usare IoT e Web 3.0 come sinonimi, poiché il primo è l’applicazione diretta del secondo.

    La sfida principale in questo momento è quella di rendere le applicazioni AI in grado di imparare e auto-aggiornarsi, dato che al momento hanno bisogno dell’intervento umano. Considera che meno l’intervento umano è necessario, più un’applicazione è decentralizzata.

    L’intelligenza artificiale sottintende enormi quantità di dati a disposizione, oltre alla loro elaborazione secondo algoritmi complessi.

    Curiosità

    Il creatore del WWW Tim Berners-Lee aveva anticipato idealmente il Web 3.0, che chiamava “Web semantico”. Immaginava un mondo in cui la vita quotidiana sarebbe stata gestita da “macchine che parlano a macchine”.

    Edge Computing: definizione e differenze

    Proprio per rispondere al bisogno di elaborare grandi quantità di dati rispetto alla fase evolutiva precedente, si parla oggi di edge computing, letteralmente “elaborazione al margine”. 

    L’edge computing è un nome sensazionalistico per indicare qualcosa che già conosciamo, ossia il fatto che siano direttamente i nostri smartphone, auto, computer, smartwatch, tablet ecc a processare questi dati, che loro stessi generano.

    Prima del pullulare di dispositivi smart connessi alla rete, l’Internet of Things o IoT, si parlava solo di cloud computing.

    Il cloud computing consiste in un unico fornitore di servizi in cloud, a cui sono connessi i dispositivi in una struttura centralizzata. È il fornitore che si occupa di elaborare i dati forniti dai dispositivi connessi.

    L’edge computing in confronto è una struttura molto più decentralizzata, in quanto l’elaborazione dei dati viene delegata verso le estremità del sistema, ossia i singoli dispositivi.

    Questo velocizza i processi, riduce il traffico di dati e minori problemi in caso di interruzioni della connessione.

    Insomma, che sia su blockchain o meno, il futuro del Web sembra sempre più decentralizzato.

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