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Qual è la differenza tra investire in azioni e obbligazioni?

14 ottobre, 2022

9 min

Qual è la differenza tra investire in azioni e obbligazioni?
Principiante

Conviene investire in azioni o in obbligazioni? Difficile rispondere senza sapere cosa sono e valutarne le differenze: facciamolo insieme, partendo dalla definizione di strumenti finanziari primari e asset class.

Gli strumenti finanziari primari: azioni e obbligazioni

Gli strumenti finanziari sono quei prodotti di investimento che ci aprono a possibilità di profitto, così alcuni scelgono di includerli nella gestione della propria finanza personale. Gli strumenti finanziari possono essere divisi, innanzitutto, tra primari e derivati: essenzialmente, i primari sono quelli il cui valore non dipende da altri strumenti finanziari, caratteristica invece dei derivati. Azioni e obbligazioni sono strumenti finanziari primari e danno anche il nome alle corrispondenti asset class.

Asset class

Una asset class (o classe di investimento) è un gruppo di strumenti finanziari con caratteristiche simili e che si comportano in modo analogo sul mercato.

Azioni e obbligazioni sono emesse (create) da soggetti economici che vogliono raccogliere risorse, così da finanziare la propria impresa. In linea di massima, infatti, aziende piccole e grandi, fino alle immense casse di Stato, hanno due opzioni per ottenere capitali: chiedere prestiti alle banche, commerciali o centrali, oppure accettare investimenti dai comuni risparmiatori. Questi ultimi sono più vantaggiosi rispetto ai prestiti bancari, sostanzialmente per gli interessi minori che le aziende dovranno pagare in premio. Investire in azioni e obbligazioni, quindi, permette alle aziende sottostanti di espandersi, o comunque di sostenere i processi produttivi, e ricompensa gli investitori con un ritorno economico in caso di successo.

In sostanza, però, cosa sono le azioni e le obbligazioni, qual è la loro differenza e come si guadagna da questi tipi di investimento: scopriamolo nei prossimi paragrafi. 

Investire in azioni

Per capire cosa sono le azioni, facciamo un esempio: la Dunder Mifflin è un’azienda che vende carta e forniture d’ufficio all’ingrosso, ha molti clienti e i suoi servizi sono molto richiesti; tuttavia, l’azienda non ha abbastanza mezzi e risorse per soddisfare l’elevata domanda di prodotti e servizi. Ha bisogno di finanziamenti, perciò divide il valore dell’intero capitale aziendale (composto da ciò che possiede, compresi edifici e macchinari) in azioni: quote rappresentative di proprietà. Esistono diversi modi per emettere azioni, il più comune è organizzare una Initial Public Offering (IPO), l’azienda diventerà così una società per azioni (s.p.a).

Ora chiunque voglia partecipare all’impresa economica della Dunder Mifflin può acquisire esposizione diretta alla sua performance, diventando uno shareholder: investire in azioni significa condividere perdite e guadagni dell’azienda, riflesse nel prezzo dell’azione stessa. Le azioni perciò sono definite “capitali di rischio”, premiati proprio per l’incertezza dell’investimento. Gli eventuali profitti dall’investimento in azioni derivano da due fattori: 

  • La compravendita negli equity market: le azioni possono essere liberamente scambiate in mercati come la Borsa Italiana e il Nasdaq, al fine di ottenere profitto dalla vendita. Il prezzo delle azioni, infatti, varia in base a domanda e offerta, gestite all’interno di piattaforme online chiamate stock exchange, come quelle appena citate. 
  • I dividendi, distribuiti periodicamente tra gli azionisti: parte dei profitti aziendali, vengono condivisi proporzionalmente tra gli shareholder, solitamente su base annuale.

Le azioni corrispondono effettivamente ad una percentuale dell’azienda, quindi chiunque le possiede dovrebbe avere il potere di scegliere per il futuro dell’impresa, essendo un proprietario “parziale”. In realtà, esistono due tipi di azioni, differenti per poteri di governance e dividendi:

  • Azioni ordinarie (common stock): il loro mercato è molto dinamico, i possessori possono esercitare diritto di voto ma non è garantito ricevano dividendi. È il consiglio di amministrazione (CDA) a decidere se e in che quantità distribuirne
  • Azioni privilegiate (preferred stock): solitamente non danno potere decisionale, ma è assicurato il pagamento dei dividendi, maggiori rispetto agli eventuali delle azioni ordinarie. Il mercato delle azioni privilegiate è pressoché statico, perché gli investitori non le acquistano per il potenziale di crescita, ma per i profitti regolari. 

Memo

Le aziende ad alto sviluppo spesso non distribuiscono dividendi perché tutti i profitti vengono reinvestiti per espandere il business; d’altra parte, il valore delle loro azioni ha maggiore potenziale di crescita. Le aziende che, invece, hanno meno spazio di innovazione, condividono alti dividendi: possono diventare una fonte di reddito costante, ma il loro valore azionario non subirà crescite rilevanti.

Se le aspettative di crescita dell’azienda sono promettenti, gli investitori saranno disposti a pagare un’azione più del suo valore intrinseco (fair value), basato sul capitale aziendale. L’azienda avrà così i finanziamenti necessari a crescere. Dunque perché non tutte le imprese sono s.p.a? Emettere azioni è complesso perché strettamente regolato, perciò molte realtà economiche preferiscono vendere obbligazioni: scopriamo cosa sono. 

Investire in obbligazioni

Il meccanismo del debito è il vero pilastro dell’economia mondiale: aziende e Stati spesso impiegano denaro preso in prestito come “carburante” per i propri processi di produzione. Parte del valore così generato dovrà quindi essere restituito ai creditori, insieme ad una percentuale di interesse. Gli enti di credito, banche e altri istituti finanziari, però, non sono sempre disponibili al prestito: impediscono l’accumulo di eccessivo debito e, come già detto, lo limitano con interessi talvolta elevati.

Esiste un’alternativa al prestito: è possibile finanziare il proprio debito attraverso le obbligazioni (o bond in inglese), ma cosa sono? In poche parole, l’azienda divide il capitale di cui ha bisogno in tante piccole parti, così che il debito possa essere “spartito” tra più creditori. Investire in obbligazioni premia attraverso un meccanismo simile a quello delle azioni, sebbene i rendimenti siano diversi, come vedremo.

Ogni obbligazione è creata a valore fisso (detto nominale), ma potrebbe essere venduta ad un prezzo diverso (di emissione). In poche parole, i creditori potrebbero comprare un’obbligazione:

  • sotto la pari, ovvero in sconto
  • sopra la pari, ovvero in sovrapprezzo
  • par bond, ovvero al pari del prezzo nominale 

Questo è possibile perché le obbligazioni vengono spesso vendute all’asta. Il miglior offerente, alla scadenza del contratto di obbligazione, riceverà sempre una somma pari al valore nominale. Se il prezzo che ha pagato all’emissione è inferiore a tale valore, il creditore otterrà profitto (capital gain), al netto di eventuali interessi. Questo è l’unico rendimento restituito dalle cosiddette obbligazioni zero-coupon, ovvero prive di ulteriori interessi per il creditore; quando presenti, essi vengono definiti cedole.

Curiosità

I primi contratti di obbligazione erano cartacei e dunque dotati fisicamente di un tagliando, che si staccava e portava in banca per riscuotere gli interessi, chiamato appunto cedola.

Le cedole hanno un funzionamento simile ai dividendi: periodicamente vengono distribuite tra i creditori, secondo un tasso di interesse che può essere fisso o variabile. Come le azioni, inoltre, le obbligazioni possono essere vendute sul mercato secondario (debt market), prima della scadenza effettiva del contratto. Le obbligazioni societarie, o corporate bonds, tuttavia non sono l’unico tipo: esistono anche i titoli di debito statali, o governativi, dunque emessi da uno Stato Nazionale, come l’Italia. 

Investire in titoli di stato

I governi emettono titoli di stato per finanziare (o risanare) il debito pubblico: sono obbligazioni tendenzialmente sicure, perché il fallimento di uno stato (default) è raro. 

I diversi bond governativi, tuttavia, non hanno lo stesso livello di rischio: investire in titoli di stato di un paese emergente, instabile economicamente, restituisce rendimenti maggiori rispetto ad un bond tedesco; questo perché gli interessi degli investitori derivano proprio dal livello di rischio che sono disposti ad assumersi.

Chi valuta il profilo di rischio di uno Stato? Esistono agenzie di rating dedicate, come Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch, che assegnano un “voto” (da AAA a D) alla solvibilità di uno Stato, ovvero alla probabilità che il capitale venga restituito al creditore alla fine del contratto di obbligazione.

Spread

Lo spread (differenziale) è la differenza di rendimento tra due obbligazioni o azioni dello stesso tipo e della stessa durata, dove uno dei due è il titolo di riferimento. Ad esempio, per calcolare lo spread dei titoli di Stato dell’Eurozona, si fa riferimento ai bond tedeschi, per la loro solidità economica.

La stessa Banca Centrale Europea (come la FED americana) acquista titoli di stato per iniettare liquidità nelle economie in difficoltà: è un processo chiamato quantitative easing, adottato durante la pandemia, che la BCE combina con la creazione di nuova moneta fiat

Innescata la ripresa economica, le banche centrali cessano gradualmente gli stimoli economici, perché il quantitative easing, se prolungato, potrebbero aumentare eccessivamente l’inflazione.

Azioni e obbligazioni: differenze

La differenza principale tra azioni e obbligazioni sta nei livelli di rischio: investire in azioni implica un grado maggiore di incertezza, per lo stesso motivo è anche potenzialmente più remunerativo rispetto a obbligazioni statali e societarie. Oltre a ciò, il mercato azionario espone l’azienda al “rischio psicologico” degli investitori, perché un trimestre negativo potrebbe convincerli ad abbandonare l’impresa; inoltre, in caso di default società e Stati rimborsano prima i creditori degli azionisti. 

Le obbligazioni garantiscono il rimborso del capitale, mentre le azioni non proteggono l’investimento dal rischio di impresa, sebbene il diritto di voto (se previsto) possa influenzare l’andamento dell’azienda. 

Non esistono investimenti “sicuri”: gli strumenti finanziari non sono “buoni” o “cattivi”, in base agli obiettivi personali l’investitore sceglierà quello più adatto a sé.

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