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Stablecoin algoritmiche: alla ricerca di crypto stabili e decentralizzate

21 ottobre, 2021
8 min
Stablecoin algoritmiche: alla ricerca di crypto stabili e decentralizzate
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Cosa Imparerai

    Le stablecoin sono una possibile soluzione alla volatilità delle criptovalute: esistono in diverse forme, tra cui le algoritmiche. A differenza delle stablecoin “classiche”, il prezzo delle stablecoin algoritmiche è stabile anche senza riserve.

    Le stablecoin algoritmiche, quindi, mirano a svincolarsi dai sistemi centralizzati e dai problemi legati ai collaterali. Approfondiamo il funzionamento delle stablecoin algoritmiche, le questioni irrisolte e le loro potenzialità.

    Stablecoin: cosa sono

    Le stablecoin sono criptovalute il cui scopo è avere un prezzo stabile, “ancorato” e dunque simile a quello delle monete fiat. 

    Queste criptovalute nascono con l’obiettivo di risolvere il problema della volatilità delle criptovalute, in modo da renderle non solo un’unità di conto, ma anche un mezzo di scambio diffuso e una riserva di valore, rispecchiando così tutti i requisiti di una moneta a pieno titolo.

    Esistono stablecoin collateralizzate da monete fiat o anche da criptovalute, ossia basate su riserve di valute in rapporto 1:1 con i token emessi, che permettono così di assicurare, quando efficaci, il valore di ogni unità della stablecoin.

    Le stablecoin centralizzate, come USDC e USDT, sono collateralizzate da asset tradizionali, come valute fiat, tuttavia la trasparenza delle riserve, ovvero la possibilità di conoscerne la composizione, non è sempre stata assoluta. Inoltre, i beni che costituiscono queste riserve non sono al 100% contanti liquidi, che garantirebbero una reale corrispondenza 1:1 tra token e unità fiat. Spesso, infatti, vengono detenuti anche obbligazioni e titoli di diverso tipo come riserva, asset intrinsecamente meno liquidi del contante. Infine, le stablecoin centralizzate dipendono direttamente dai sistemi centralizzati, ovvero banche e governi, che controllano le valute fiat e gli altri asset che compongono le riserve.

    Le stablecoin decentralizzate, invece, sono collateralizzate quasi esclusivamente da criptovalute, come Bitcoin ed Ethereum. Queste riserve, anche se volatili, sono liquide e trasparenti, in quanto facilmente scambiabili e verificate dal registro immutabile della blockchain. DAI è l’esempio più comune per questo tipo di stablecoin.

    Esiste, infine, un terzo tipo di stablecoin, le algoritmiche: scopriamo, in generale, le loro caratteristiche e analizziamo l’esempio, purtroppo fallimentare, di TerraUSD (UST) per capire la difficoltà di creare un codice di “stabilità”.

    Come funzionano le stablecoin algoritmiche: il caso TerraUSD (UST)

    Le stablecoin algoritmiche non sono supportate da alcuna riserva: il loro ancoraggio è infatti mantenuto unicamente grazie ad un algoritmo.

    Questo codice gestisce la domanda e l’offerta della valuta, allo scopo di mantenere il prezzo ancorato alla valuta di riferimento, generalmente il Dollaro USA.

    Di solito per ottenere questo ancoraggio (in inglese peg), e dunque conservare il prezzo, l’algoritmo fa sì che vengano emesse più stablecoin quando il prezzo corrispondente aumenta eccessivamente, ricomprandole, invece, quando il prezzo scende al di sotto del valore unitario (1 dollaro, solitamente). 

    Questo meccanismo è simile al signoraggio, ossia la pratica delle banche centrali di creare o distruggere moneta per regolarne l’offerta o il valore: in pratica, gli algoritmi influenzano il prezzo della stablecoin gestendo la sua scarsità. Inoltre, siccome sono puro codice e regole, il funzionamento di queste monete può essere modificato in base alle proposte della community, tramite una governance decentralizzata, ponendo il signoraggio nelle mani di tutti coloro che utilizzano la moneta e non delle banche.

    Un algoritmo simile sembra la perfetta soluzione per decentralizzare una stablecoin e renderla indipendente da riserve sottostanti o volatilità, ma alcuni eventi hanno dimostrato che saranno necessari ulteriori studi e test per creare meccanismi davvero invulnerabili. La stablecoin del progetto Terra (TerraUSD, UST), infatti, ha fallito nel suo intento di stabilità, nonostante fosse tra i progetti più capitalizzati del mercato crypto. 

    In breve, il prezzo di UST era influenzato dalla fornitura della criptovaluta “gemella” LUNA: quando la stablecoin superava il prezzo di 1$, il protocollo convertiva 1$ di LUNA in 1 UST, in modo da aumentare la disponibilità della stablecoin e quindi diminuirne il valore. Ciò che più ci importa, però, è il caso opposto: quando il prezzo della stablecoin scendeva oltre la soglia del dollaro, l’algoritmo vendeva 1 UST per 1$ di LUNA, al fine di creare scarsità e recuperare il valore di un dollaro.

    Algoritmo per la gestione della fornitura di UST

    Questo, tuttavia, a maggio 2022, ha dato vita a una crisi: in seguito a eventi che abbiamo cercato di ricostruire in questo articolo di blog, UST ha perso l’ancoraggio al dollaro e il “depeg” ha causato una terribile reazione a catena. L’algoritmo, infatti, cercando di sostenere il prezzo di UST, ha aumentato vertiginosamente la fornitura di LUNA, causandone il crollo del prezzo, ma non è riuscito a recuperare l’ancoraggio al dollaro della stablecoin, che a sua volta ha perso valore.

    Questa crisi ci ricorda che la Finanza Decentralizzata (DeFi) è una realtà tecnologica nascente e dunque ancora in fase di sviluppo: la scienza procede per errori, sbagliare è concesso se conduce al successo. Infatti, la ricerca non si è fermata a questa sconfitta e nuovi progetti vengono oggi delineati e sviluppati.

    Il futuro e le sfide delle stablecoin algoritmiche

    Il fallimento dell’ecosistema Terra ha causato molte perdite nel mondo crypto: il crollo del prezzo della stablecoin UST e della criptovaluta LUNA ha azzerato il valore di immensi capitali, così come ha prosciugato la liquidità di altri progetti direttamente o indirettamente correlati (es: Celsius, Three Arrow Capital).

    Qual è stata la vera causa del disastro? Non c’è un solo colpevole: dovremmo piuttosto chiederci “cosa” non ha funzionato e non “chi” sia il responsabile (a cui molti hanno associato il nome di Do Kwon, il creatore di Terra-Luna). Così, dopo la tempesta e la conta dei danni, i detrattori delle criptovalute hanno fatto emergere i loro dubbi: blockchain ed algoritmi sarebbero, nella loro opinione, inadeguati a creare un’economia stabile. Sebbene, come abbiamo detto, c’è ancora ampio margine di miglioramento nei meccanismi di criptovalute e stablecoin, all’origine del caos di TerraUSD vi sarebbe un altro concetto: la collateralizzazione, ovvero il già citato uso di riserve di valore per sostenere il prezzo di una valuta. 

    Le stablecoin algoritmiche, infatti, non dovrebbero avere collaterale: creano e distruggono monete per mantenerne il prezzo stabile (ancorato al dollaro). Quindi è stata la collateralizzazione a rovinare UST? Secondo questo articolo, sembrerebbe di sì: la criptovaluta LUNA avrebbe agito da “collaterale endogeno”, perché creato dal progetto Terra stesso, il cui crollo del prezzo ha innescato la cosiddetta “Death spiral”. In poche parole, TerraUSD avrebbe fallito perché la sua scarsità non era puramente algoritmica, ma dipendente dalla volatilità di LUNA, come dimostrato dagli eventi. 

    Dunque, la vera ragione del tracollo è stato il design della collateralizzazione, non l’algoritmo in sé e nemmeno la tecnologia blockchain in generale; questo è l’aspetto fondamentale che i legislatori dovrebbero considerare per prevenire casi simili nel futuro. Bandire in toto blockchain e algoritmi non è la soluzione, in quanto significherebbe impedire l’evoluzione tecnologica. 

    L’innovazione di Web 3 e DeFi deve essere accolta, compresa ma soprattutto guidata da leggi adeguate: le stablecoin, in generale, dovrebbero rispettare dei requisiti di collateralizzazione, secondo parametri di liquidità ad esempio, e le loro riserve dovrebbero essere trasparenti e sottoposte a controlli regolari (audit). Le stablecoin algoritmiche, invece, dovranno sostituire al collaterale dei meccanismi altrettanto validi, eliminando tra l’altro la necessità di fiducia nelle riserve, grazie all’imparzialità dei codici.  

    Queste linee guida darebbero ulteriore slancio alla criptoeconomia, incentivando l’adozione di massa: i partecipanti all’economia decentralizzata delle criptovalute sarebbero finalmente rassicurati da regole chiare e protetti dal ripetersi di crisi simili. 

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